La Preside Mariarosaria Russo insignita del premio “Giorgio Ambrosoli”

Lunedì 16 gennaio sono stati consegnati, presso il Piccolo Teatro Grassi di Milano,  i 14 premi 2017 “Giorgio Ambrosoli” destinati a chi si è distinto per impegno nella difesa dello Stato di diritto e che ricordano l’avvocato milanese ucciso da un sicario del banchiere siciliano Michele Sindona per aver portato alla luce le malefatte che stavano alla base del fallimento della Banca Privata Italiana.

Adriana Musella è una dei 14 premiati, figlia di Gennaro Musella, imprenditore campano fatto saltare in aria con la sua macchina nel 1982 a Reggio Calabria dalla ’ndrangheta, “una mafia che nel 1982 ancora non esisteva” dice la figlia. Dalla Calabria vengono almeno altre due storie raccontate questa sera in uno dei cuori pulsanti della cultura milanese: quella di Salvatore Barbagallo e quella di Mariella Russo.

Il primo è un imprenditore di Vibo Marina, in Calabria: “Avevo la più grande azienda di trivellazioni della zona, ora ho perso tutto: la mia casa è finita all’asta giudiziaria, venduta ad uno di quei pregiudicati che io avevo contribuito a condannare con le mie denunce”. E’ il paradosso della giustizia, che lascia i testimoni soli e lascia che i colpevoli, con l’aiuto degli “amici”, vincano. Oggi Barbagallo ha un programma di vigilanza, vive in un’abitazione che non è più sua e ha perso anche l’ultimo centesimo di quella che era una delle poche aziende floride della zona. “Chi denuncia in Calabria è un appestato”, dice con voce tremante dopo aver ritirato il premio.

La storia di Mariella Russo è, invece, quella di una preside “trincerata” dietro i cancelli del suo istituto, per renderlo un tempio di legalità. La sua trincea è quella di Rosarno, terra delle lotte fra Pesce e Piromalli, che hanno lasciato sul campo figure come quella, purtroppo dimenticata, di Peppino Valarioti, segretario del PCI del paese e vittima del primo omicidio politico commesso dalla ‘ndrangheta nel 1980.  Insieme ad Adriana Musella, la preside “coraggio” di Rosarno ha fondato a Limbadi, terra dello strapotere dei Mancuso – gli stessi denunciati da Barbagallo – l’Università della Legalita “e puntualmente, ogni mese, quando organizziamo le riunioni si blocca la fognatura in tutta la zona” denuncia.

“I premiati di quest’anno sono per noi linfa vitale di legalita’. Perché fanno e non commemorano, con il loro esempio. E sono testimoni e continuatori ogni giorno dell’azione di Giorgio Ambrosoli” ha detto Annalori Ambrosoli, presidente del Premio e vedova dell’avvocato.

Della serata rimangono “solo delle targhe”. Ciò che continua è l’esempio, quello di Giorgio Ambrosoli, che cammina sulle gambe di tutti noi. Non solo quelle dei “premiati”, che non basterebbero a portare avanti una memoria così pesante; e nemmeno basterebbero soltanto quelle della sua famiglia. Quelle idee avranno strada finché tutti coloro che, almeno una volta, hanno detto “no” alla corruzione e al malaffare le faranno camminare.

Fotogallery:

Rassegna stampa:

http://www.varesenews.it/photogallery/premio-giorgio-ambrosoli-i-volti-della-legalita/

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-01-16/la-quotidianita-dell-impegno-vincitori-premio-ambrosoli-084046.shtml?uuid=AEKLLh&refresh_ce=1

http://www.lastampa.it/2017/01/16/cultura/il-premio-giorgio-ambrosoli-a-eroi-del-quotidiano-34jk10NgNpBTZZ7VvHlpVN/pagina.html

http://premiogiorgioambrosoli.it/