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Rai3 Calabria e IIS “R. Piria” contro la violenza sulle donne

Si è svolto oggi 25 novembre 2016 un importante momento di civile. protesta contro il triste fenomeno del femminicidio cui da tempo ormai è dedicata una giornata mondiale di riflessione. Gli studenti e i docenti del Piria di Rosarno, con la loro Dirigente, prof.ssa Mariarosaria Russo, hanno organizzato un collegamento in diretta televisiva con Rai3 Calabria per onorare, proprio in concomitanza della giornata mondiale contro la violenza alle donne,  il ricordo di Maria Chindamo, imprenditrice agricola di Laureana di Borrello, barbaramente uccisa nel maggio 2016 e di cui non è mai stato ritrovato il corpo. Per lei e per tutte le donne vittima di violenza il Liceo Piria sventola simbolicamente fazzoletti rossi.

I servizi di Rai3 Calabria

Anche il Liceo Piria dice: No alla violenza alle donne!

Anche il Liceo “R.Piria” di Rosarno, con la sua Dirigente prof.ssa Mariarosaria Russo,  ha gridato il suo No alla violenza alle donne durante la manifestazione nazionale del  21 ottobre  a Reggio Calabria  intitolata “La Calabria contro la violenza sulle donne” e organizzata dal Presidente della giunta della Regione Calabria, Mario Oliverio e dall’Amministrazione Comunale di Reggio Calabria. 

Organizzata per dare più forza alle istituzioni che combattono quotidianamente contro la violenza sulle donne, vittime che subiscono ogni giorno atti di violenza e rimangono in silenzio per paura,la manifestazione è utile anche per non dimenticare ciò che è accaduto alla giovane ragazza di Melito Porto Salvo che ha subito per anni violenze di gruppo da parte di una banda di ragazzi arrestati il 2 settembre scorso. Il presidente Mario Oliverio ha dichiarato: “Dalla Calabria può partire un segnale forte e deciso, un atto di vicinanza nei confronti della giovane vittima di Melito di Porto Salvo e della sua famiglia. Vogliamo rendere noto a tutti il volto di una Calabria più che unita, pulita e moderna, impegnata su un argomento attuale ed importante”

Progetto Donne senza nome: presentato il libro di Arcangelo Badolati e Giovanni Pastore “Banditi e schiave. I femminicidi”

La violenza esercitata sulle donne,ha dichiarato la preside Russo, è una piaga sociale che esiste in tutti i Paesi e che attraversa tutte le culture, le etnie e le classi sociali. Essa è una delle violazioni dei diritti umani più diffusa che nega alle donne il diritto di godere delle libertà fondamentali come il diritto all’uguaglianza, il diritto alla dignità e primo tra tutti, il diritto alla vita.

In Italia sono circa 6milioni e 743 mila le donne vittime di violenze fisiche delle quali il 14,3% vittime di abusi sessuali da parte del partner. Ciò che emerge, infatti, è che il maggior numero di violenze è messo in atto proprio da un uomo che la donna conosce bene.

Nei primi sei mesi del 2013 sono già 66 le donne uccise e, secondo alcune associazioni, questo numero sarà purtroppo destinato a crescere. Sono dati allarmanti che fanno del “femminicidio” un’emergenza nel nostro Paese che va affrontata prima ancora che dal punto di vista giuridico, da quello culturale.

Quasi sempre la dinamica di tanta violenza si spiega dietro una logica di possesso basata su una cultura patriarcale che vede la donna come un oggetto su cui esercitare sopraffazione e potere. Urgono più che mai interventi culturali finalizzati ad abbattere questi stereotipi e la scuola, in questo caso, ha una funzione cruciale. Contrastare la violenza sulle donne significa affrontarla dalla prevenzione.

Spiegarne l’importanza all’interno del contesto scolastico è necessario ai giovani per avere una presa di coscienza sul fenomeno sin dall’inizio del loro percorso formativo affinché possano interiorizzarlo e in seguito, crescendo, ritrovarlo poi all’interno del loro bagaglio culturale.

La presentazione in anteprima nazionale al Piria Di Rosarno del libro Banditi e schiave, scritto a quattro mani dai giornalisti di “Gazzetta del Sud” Arcangelo Badolati e Giovanni Pastore è un chiaro segnale dell’attenzione della Preside Mariarosaria Russo alla scottante tematica del femminicidio; la prof.ssa Vera Violi che ha coocrdinato l’attività, ha evidenziato che si tratta di un testo che per la prima volta, scruta tra le maglie di un fitto intreccio criminale rimasto sinora nell’ombra. Esso offre una ricostruzione del sodalizio stretto tra la mafia albanese e la ‘ndrangheta, attivo soprattutto nella parte Settentrionale della Calabria, divenuta una sorta di “laboratorio criminale”. Nella Sibaritide, – come attestano numerose documentazioni – n’drine e clan albanesi sembrano aver stabilito una pericolosa alleanza, fondata sull’impegno degli schipetari a fornire ai clan di casa nostra, droga e armi in cambio del controllo assoluto sul mercato della prostituzione.

I banditi come dichiara Badolati “sono criminali albanesi riuniti in clan che mostrano i tratti distintivi assai simili a quelli della ‘ndrangheta calabrese: un familiarismo inviolabile sancito dal primato dei vincoli di sangue e dell’appartenenza al territorio;l’omertà e la segretezza; la violenza brutale esercitata per imporsi su aree e regioni anche straniere e distanti dalle proprie.

Le schiave, ha chiarito la prof.ssa Ivana Malara che ha moderato il dibattito,

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sono tutte quelle donne che rapite o adescate con l’inganno, vengono comprate, vendute e costrette alla mercificazione del proprio corpo, per produrre danaro col sesso. Sono donne alle quali è stato tolto tutto anche la loro identità. È proprio a loro – come prosegue ancora Badolati – che è dedicato questo saggio.

Nel libro sono riportate le operazioni che hanno portato alla luce il turpe mercato che ruota intorno alla schiavizzazione delle donne straniere in Calabria e nell’intera penisola nonché, le testimonianza di alcune di esse. Dalle loro dichiarazioni sono emersi scenari agghiaccianti. Stappate via dalle loro famiglie e caricate come merce su dei gommoni, giunte in Italia, non possono più tornare in dietro perché tentare di farlo significa morire o essere sottoposte a sevizie di ogni genere. Sono donne che vivono nel terrore non solo per la propria incolumità ma, anche per la sorte dei propri cari che vengono costantemente osservati o addirittura sottoposti a sequestro. Tanta crudeltà è frutto di una cultura millenaria ispirata alle norme del “codice Kanun” o legge della montagna una raccolta di leggi consuetudinarie riconosciute dal popolo albanese.

Si tratta di un antico codice comportamentale che regola il concetto dell’onore, dell’esercizio alla violenza e alla faida e che assicura agli uomini un assoluto controllo sulle donne a tal punto da essere considerate degli oggetti da cui lucrare denaro.Nel secondo e nel terzo momento del codice dedicati rispettivamente alla famiglia e al matrimonio, emerge con chiarezza lo stato di sottomissione in cui versa il genere femminile.

Essere donna in Albania significa non avere diritto ad alcuna eredità dai suoi parenti né sulla casa, essere assoggettata al marito e ai suoi maltrattamenti, essere uccisa se ritenuta colpevole di tradimento e addirittura non potere essere libera di piangere i propri morti.

“La donna dunque, come qualcosa di superfluo, qualcosa da usare, qualcosa da sfruttare”.

Ma le donne ammazzate non sono solo quelle albanesi. Accanto a queste donne senza nome vi sono quelle italiane e calabresi che sono tante e stanno diventando tantissime. Le pagine del volume entrano con forza anche nei femminicidi consumati

in Calabria, alcuni diventati eclatanti come quello della giornalista Maria Rosaria Sessa, di Tiziana Falbo e della giovanissima Fabiana Luzzi che, accoltellata e bruciata viva a Corigliano il 24 maggio del 2013, è in ordine di tempo il delitto più raccapricciante perché, peraltro, compiuto dal fidanzatino, giovanissimo come lei.

A riprova che la crudeltà è una matrice comune di tempi e spazi diversi.Un libro che gli sudenti leggeranno e approfondiranno e che prevede,come momento conclusivo una visita guidata presso la casa editrice Pellegrini.

Non sono mancati momenti di grande coinvolgimento emotivo quando sono state ricordate le donne coraggio del nostro territorio che hanno scelto di cambiare.